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Asilo nido in zona insalubre? Interrogazione
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Iniziativa 
5 luglio 2010 12:08
 
Interrogazione della sen. Donatella Poretti, Radicali/Pd, segretaria commissione Igiene e Sanita'  e del sen. Marco Perduca
- ai Ministri della Salute, dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare


Premesso che:
- il Consorzio Zona Industriale di Padova ha deciso di costruire un asilo nido e scuola materna interaziendale in via Perù su mille mq di superficie coperta e 1.500 circa di giardino, con posizione strategica rispetto ai flussi veicolari legati alle attività produttive dell’area. L’asilo potrà ospitare una ottantina di bambini dai 3 mesi ai 6 anni di età con orari flessibili correlati agli impegni di lavoro dei genitori che lavorano nelle aziende della zona industriale. La sua fruibilità è prevista a partire dall’anno scolastico 2010-2011. L'investimento da parte del Consorzio si aggira complessivamente sui 2 milioni di euro;

- a circa 650 metri, a nord dell’asilo nido e scuola materna, sorge un inceneritore di rifiuti solidi urbani attivo sin da 1962. L’impianto ha di recente avviato il collaudo per il raddoppio della capacità di incenerimento arrivando ad una potenzialità di 170mila tonnellate l’anno;

- Acegas Aps, azienda che gestisce l’inceneritore, nel 2008 ha commissionato uno Studio di Impatto ambientale con una Valutazione di Impatto Igienico Sanitario affidato all’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri di Milano. Dalla Valutazione di Impatto Igienico Sanitario risulta che “per quanto riguarda la matrice suolo, la valutazione effettuata ha evidenziato un fattore di criticità per il “cancer risk” relativo alla contaminazione da diossine per lo scenario di esposizione modellato sui bambini. La situazione è particolarmente critica per ossidi di azoto, ozono e il particolato fine (PM 2,5) che superano la soglia prevista dagli indici e, nel caso dell’AQI, presentano valori ben al di sopra della soglia massima prevista per questo indice;

- dalla Valutazione di Impatto Igienico Sanitario risulta che “in tutti gli scenari previsionali dopo 1 e 20 anni di funzionamento dell’impianto di incenerimento si riscontrano fattori di criticità nella valutazione di rischio dovuta ad esposizione a NOx e NO2, per tutti e 3 i gruppi della popolazione e per l’esposizione dei bambini alla diossina. Va inoltre evidenziato che anche i livelli di CO sono significativi, soprattutto per lo scenario sui bambini. Le comunità residenti nelle vicinanze di inceneritori sono potenzialmente esposte agli agenti chimici dannosi attraverso inalazione di aria, l’ingestione di acqua o cibi o il contatto con suoli contaminati. Sono state riscontrate delle evidenze significative per quanto riguarda il cancro al polmone, i linfomi non Hodgkin, i sarcomi dei tessuti molli e sul cancro infantile”;

- lo studio di Valutazione di Impatto Sanitario afferma che “occorre tenere presente che sull’area esistono altre fonti di diossine, verosimilmente maggiori di quelle rappresentate dall’inceneritore. In riferimento alle tre linee dell’inceneritore e all’incremento nelle aree di ricaduta delle emissioni, dati realmente significativi si verificano per le concentrazioni orarie di ossidi di azoto in atmosfera e per le deposizioni al suolo di Mercurio. Tale criticità è acuita per gli NOx da un livello elevato per questo inquinante allo stato attuale dell’ambiente. E’ consigliabile applicare politiche sanitarie per ridurre la concentrazione atmosferica dei macroinquinanti per tutelare sia la salute umana che gli ecosistemi. Infatti i valori riscontrati nella campagna di campionamento superano notevolmente sia i limiti legislativi attuali, sia i criteri di qualità NAAQS e le linee guida WHO”;

- dai dati ed elaborazioni fornite dal servizio rischi Industriali dell’ARPAV al Comune di Padova in occasione dell’elaborazione dell’ultimo rapporto sullo stato dell’ambiente, risulta che l’asilo nido e scuola materna sorge in un’area dove operano aziende considerate a rischio di incidente rilevante, assoggettabili al D.gls 334/99 (la legge sui grandi rischi - ex Direttiva Seveso). Sono aziende che ritengono possibile il rilascio accidentale di sostanze pericolose, impegnate in lavorazioni che vanno dall’ossigeno liquido, a derivati del petrolio, ai vapori di ammoniaca, al metanolo, ai cianuri. Anche gli incendi sono probabili, essendo ipotizzati dai gestori, conseguenza del fatto che le aziende sono depositi di carburante o dichiarano di utilizzare solventi infiammabili.
Elenco aziende vicine all'asilo nido e scuola materna:
* a circa 400 metri sorge Air Liquide Produzione Srl, che con la sua torre fredda alta 65 metri è in grado di produrre 435 tonnellate al giorno di ossigeno gassoso e 215 tonnellate di gas liquefatti (ossigeno, azoto e argon). Per dimensioni è il secondo impianto del genere in Italia, dopo quello di Milano, collegato da un ossigenodotto di 50 chilometri alle acciaierie Venete di Padova e agli impianti siderurgici Valbruna e Beltrame di Vicenza. L’azienda dichiara che l’ultimo incidente risale al 1992;
* a circa 180 metri sorge Air Liquide Service Srl, attività di imbombolamento e relativo immagazzinamento gas;
* a circa 350 metri sorge Sima-Geremia Srl, deposito di gasolio, azienda che svolge la sua attività di servizi e commercializzazione di lubrificanti per auto - industria – agricoltura - carburanti per autotrazione - riscaldamento – agricoltura - gasolio emulsionato ecologico - additivi e prodotti chimici;
* a circa 800 metri è attiva Lundbeck Pharmaceuticals Italy S.P.A., una industria chimica farmaceutica con una superficie di 29.000mq specializzata nella produzione di una ventina di principi attivi diversi per il trattamento dei disturbi psichiatrici e neurologici;
* a circa 800 metri opera Stiferite Srl, azienda che produce annualmente oltre sei milioni di metri quadri di pannelli in poliuretano espanso;
* a circa 800 metri sorge il Consiglio Nazionale delle Ricerche CNR, dove da vent’anni è attivo un laboratorio che fa ricerca sulla fusione nucleare;
* a circa 300 metri è istallato un ripetitore radiotelevisivo dell’emittente Telepadova - Italia7Gold;
* a circa 375 metri è istallata una stazione radio base per la telefonia mobile;
- a circa 100 metri è situato un elettrodotto da 132KV;
- a circa 50 metri passa il tracciato della ferrovia ad uso della zona industriale;
- a circa 143 metri sorge un cimitero.

Considerato che:
- le scuole, ed in particolare le strutture per la prima infanzia (asili nido, micronidi, nidi integrati, nidi aziendali, centri infanzia, baby parking), costituiscono ambiti particolarmente delicati per i rischi per la salute nell’età in cui la vulnerabilità è maggiore, e per questo sono oggetto di particolari tutele. La legge regionale del Veneto 22/2002 e la DGRV 84 del 16/1/2007 hanno fissato i requisiti e le modalità di realizzazione, gli standard di autorizzazione e accreditamento per le strutture per la prima infanzia: (NI-AZ- au-2.2) “La struttura deve essere ubicata lontano da qualsiasi fonte di inquinamento, da sedi di traffico e da attrezzature urbane che possono comunque arrecare disagio”;

- al fine di rappresentare la gradualità e molteplicità dei rischi e delle conseguenze connesse, la Protezione Civile prevede linee guida per la pianificazione di emergenza, individuano le soglie di danno. Per gli eventi di incendio ed esplosione considera un’area circolare potenzialmente interessata del raggio di 500 metri comprendenti le tre soglie di danno. Per gli eventi di rilascio tossico l’area interessata ha un raggio complessivo pari a 1000 metri. L’asilo nido e scuola materna è ubicata all’interno delle tre soglie di danno;

- all’interno del CNR, nel dicembre del 1999, si verificò un incendio nel corso del quale furono vaporizzati alcuni chilogrammi di Mercurio. Secondo le dichiarazioni di Legambiente si trattò di un incidente estremamente grave anche perché risultava essere il terzo in ordine di tempo che riguardava il laboratorio di fisica nucleare di Padova.
Cosi' il fatto viene narrato dal quotidiano Corriere della Sera (18.12.1999): Padova, nube tossica dopo un rogo al Cnr - L'incendio nell'impianto dove si sperimenta l'atomo pulito, cordone sanitario nella zona. Gli esperti: nessun allarme-radioattività, ma il mercurio inquina i terreni del Centro di ricerca. Bruciano i laboratori dell'Rfx dove si sperimenta l'atomo pulito e su Padova incombe lo spettro di una catastrofe. Una grande nuvola nera, ieri pomeriggio, si è alzata in cielo e ha vagato per cinque ore minacciosa sopra la città per spostarsi poi in direzione Venezia spinta dal vento. Verso le 15 nei laboratori Cnr, in zona industriale, le fiamme hanno divorato i banchi dei condensatori che immagazzinano l'energia che viene poi trasmessa alla macchina Rfx. Si tratta di un grande anello dove protoni e neutroni e idrogeno bruciano a una temperatura altissima per realizzare un sogno inseguito da decenni: la fusione nucleare pulita, cioè riprodurre il sole in laboratorio. In un attimo è l'inferno. Il rogo si leva alto e la nube diventa sempre più nera, l'olio che esce dai condensatori esplode e una colonna fuligginosa si fa largo in cielo. C'è solo olio oppure anche mercurio? Il metallo pesante viene utilizzato come «pompa» per fare passare l'elettricità dagli alimentatori alla macchina dove si sperimenta la fusione e i 150 tecnici della cittadella scientifica vengono fatti evacuare. Sono attimi di paura. Due persone in servizio al laboratorio Rfx finiscono all'ospedale per intossicazione. A dare l'allarme è l'ingegner Giuseppe Marchiori, che vede l'incendio in una telecamera e fa scattare il sistema di sicurezza: ma gli estintori non bastano. Arrivano vigili del fuoco da tutto il Veneto. Quanto mercurio è uscito nell'esplosione? È una domanda che resta senza risposta fino alle dieci di sera, poi torna la tranquillità: nell'aria non c'è traccia di mercurio. Le analisi dell'Arpav, l'Agenzia regionale di prevenzione ambientale, mettono fine a ogni ambiguità. Il mercurio ha inquinato solo i terreni dei laboratori Cnr e forse una canaletta che costeggia questo gioiello della ricerca voluto dall'Enea. Tracce consistenti del metallo si trovano nell'acqua utilizzata per spegnere le fiamme dai pompieri, ma nell'aria ci sono solo particelle bruciate di gas. Basta per essere tranquilli? Non ancora. Alle 15.30 arrivano Giorgio Rostagni e Francesco Gnesotto, rispettivamente presidente e direttore del consorzio Rfx. Sono distrutti. Il sogno della loro vita da scienziati sta bruciando per un banale errore: a innescare l'incendio potrebbe essere stata la sovralimentazione chimico-elettrica del circuito che poi è esploso. Intanto, in attesa delle analisi dell'Arpav partono le prime contromisure sanitarie: nessuno può uscire di casa e aprire le finestre e i centralini degli ospedali diventano roventi, la gente vuole sapere cos'è quella nuvola nera che incute paura in cielo. Dalla parte opposta del Cnr c' è la sede triveneta delle poste: 300 dipendenti sono costretti a prolungare l'orario fino a quando l'allarme non rientra. Ecco il sindaco Giustina Destro che impone un cordone sanitario per il raggio di 5 chilometri, poi alle 22 viene portato a un chilometro. Ma il comunicato ufficiale del sindaco è tassativo: vietato uscire di casa fino alle 6 di questa mattina (sabato) e vietato consumare frutta e verdure fresche. A 500 metri dal Cnr c'è il mercato ortofrutticolo: questa mattina la merce sarà analizzata e poi distrutta nel caso in cui risultasse contaminata dal mercurio. L'emergenza rientra alle 11 di sera quando l'unità di crisi si scioglie: le fiamme sono state domate completamente. Resta il conto dei danni: quanti miliardi? «Difficile fare un calcolo esatto - ribatte il professor Rostagni - ma posso tranquillizzare l'opinione pubblica: dai nostri laboratori non è uscita alcuna sostanza tossica o radioattiva la ragione è semplice: lavoriamo con l'idrogeno, un gas pulito e il sistema ha tenuto».
Secondo Legambiente l’intervento dei Vigili del fuoco sarebbe avvenuto in condizioni di sicurezza incerte a causa dell’assenza di un piano di salvaguardia ed intervento, e dell’assenza di una scheda che indicasse in maniera chiara le sostanze utilizzate e stoccate all’interno dei laboratori, la loro quantità, la loro pericolosità.
A seguito dell’incendio al CNR, su iniziativa della Prefettura, fu istituita una commissione ristretta cui venne affidato il compito di analizzare le problematiche relative alle industrie a rischio di incidente rilevante presenti a Padova. La Commissione fu istituita solo all’inizio dell’anno 2001, e a tutt’oggi non si è a conoscenza dei livelli di inquinamento ingenerati dalla nube e l’estensione del fenomeno, inoltre non si sa a quali conclusioni sia pervenuta;

- per la presenza a pochi metri di distanza dall’asilo nido e scuola materna di un ripetitore radiotelevisivo, di una stazione radio base per la telefonia mobile e di un elettrodotto da 340KV l’area è interessata da inquinamento elettromagnetico. Di seguito alcuni estratti contenuti in una relazione di Angelo Lino Levis, già professore ordinario di Mutagenesi ambientale presso l’Università di Padova, già membro della commissione Tossicologia nazionale e della commissione Oncologica nazionale, membro del comitato scientifico ISDE: la IARC, International Agency for Research on Cancer, che tra i vari compiti svolti, detta le linee guida sulla classificazione del rischio relativo ai tumori di agenti chimici e fisici ed è parte dell'Organizzazione mondiale della sanità OMS (Vol. 80 2002): “mentre per la maggior parte dei bambini con esposizioni residenziali ELF inferiori a 0,4 microTesla c’è una scarsa evidenza di un aumento di rischio leucemia, per esposizioni superiori a 0,4 microTesla i dati prodotti da un notevole numero di indagini epidemiologiche “ben condotte” mettono in evidenza un aumento statisticamente significativo e piuttosto costante di rischio di leucemia infantile”. Sulla possibile quantificazione dei rischi da esposizione ELF. D.LHenshaw: “Does our electricity distribution system pose a serious risk to public health? Medical Hypoteses, 59: 39-51, 2002, stima che la residenza entro 150 metri dalle linee elettriche ad alta tensione, con livelli di esposizione superiori a 0,1 microTesla, possa provocare per via diretta nel Regno Unito, oltre alle leucemia infantili, un eccesso annuo di: 9000 casi di forme depressive, 60 casi di suicidio, 17 casi di tumori cutanei. Inoltre, entro 400 metri dalle linee elettriche, il campo magnetico potrebbe indirettamente incrementare gli effetti degli inquinanti aerei di 200/400 casi di tumori polmonari e 2000/3000 casi di forme patologiche polmonari associate alla polluzione aerea;

- il principio di precauzione del Protocollo di Rio de Janeiro del 1992, prevede: Per proteggere l’ambiente gli Stati debbono applicare intensamente misure di precauzione a seconda delle loro capacità. Qualora esista il rischio di gravi danni e irreparabili, la mancanza di piena certezza scientifica non può costituire il pretesto per rinviare l’adozione di misure efficaci, anche non a costo zero, per la prevenzione del degrado ambientale”. Il Principio di Precauzione è diventato principio generale dell’Unione europea non solo nel settore ambientale, ma anche in altri importanti settori, come quello della tutela della salute e dei diritti dei consumatori;

- il 12.04.2010 il Consorzio Zona Industriale di Padova ha posto in vendita tre lotti di terreno edificabile di sua proprietà destinati a centri servizi, rispettivamente di 10.240mq, 24.687mq e 24.155mq ubicati nella zona industriale. Pertanto, in almeno una di queste aree poteva essere costruito l’asilo nido e scuola materna con garanzie di standard ambientali idonee;

- gli elementi inquinanti presenti nell’area dell’asilo, sia nell’aria che al terreno, e le aziende considerate a rischio di incidente rilevante, tutti dati conosciuti da tempo dal Comune di Padova, non dovrebbero permettere la permanenza continuativa di persone, a maggior ragione di bambini che presentano caratteristiche biologiche di particolare suscettibilità, così come richiamato dalla normativa regionale di riferimento.

Per sapere:
- se intendano adoperarsi affinchè l’asilo nido e scuola materna del Consorzio Zona Industriale di Padova non sia aperto in quella zona, ma in altra piu' salubre, anche in considerazione di quelle gia' conosciute dal Comune di Padova, potendo facilmente sopperire con mezzi pubblici ad eventuali maggiori distanze dell'asilo rispetto ai luoghi di lavoro dei rispettivi genitori.
 
 
 
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